ORIGINI

Kamishibai: foto storiche Il kamishibai si diffuse come teatro di strada tra gli anni '30 e gli anni '50 del secolo scorso, ed ebbe un'enorme popolarità, radicandosi fortemente nel tessuto sociale giapponese.
Superò di gran lunga – in termini di pubblico – altre forme di intrattenimento come il cinema o il teatro.
Con il butai montato sulle biciclette, i kamishibaiya si spostavano di villaggio in villaggio o tra i vari quartieri delle città e si annunciavano usando uno strumento formato da due battenti in legno, hyoshigi, al cui suono familiare bambini e ragazzi accorrevano numerosi.
Prima dello spettacolo il kamishibaiya vendeva caramelle e altre leccornie, e da questo traeva il suo sostentamento. Questa attività permise di avere un reddito ad un gran numero di persone, soprattutto nei difficili tempi della grande depressione. Bisogna considerare che oltre al narratore, vi erano coinvolte molte altre persone, dal Kashimoto - una sorta di impresario che si occupava del noleggio delle biciclette e di far circolare le storie per rinnovare il repertorio dei vari kamishibaiya - ai numerosi disegnatori che dovevano produrre numerose immagini per alimentare la grande richiesta di storie.

Kamishibai: foto storiche Si stima che, nel periodo di maggior diffusione, nella sola Tokyo operassero circa tremila kamishibaiya, tra i quali figuravano diversi benshi, i narratori del cinema muto che si ritrovarono senza lavoro con il sopraggiungere del sonoro.
La formula adottata dai kamishibaiya era quella di terminare lo spettacolo senza però concludere la storia narrata, rimandandone la fine ai successivi episodi. Questo gli avrebbe garantito una nuova affluenza di pubblico curioso di sapere come sarebbero proseguiti gli eventi.
Una storia poteva essere composta anche da trenta episodi, ed in media ogni episodio si componeva di una dozzina di disegni. Le immagini dovevano essere concepite e realizzate considerando le peculiarità del kamishibai: lo scorrimento delle immagini da sinistra a destra, e quindi valutando gli effetti che si volevano creare, come ad esempio far scorrere molto lentamente un' immagine svelando parzialmente quella successiva, gestendo abilmente i momenti di suspence.
Inoltre le immagini dovevano essere chiare e leggibili anche da lontano, il che determinava che dovessero essere sintetiche e prive di inutili dettagli. Sul retro solitamente era scritto il testo della storia anche se molti kamishibaiya procedevano a memoria.
Le storie non erano indirizzate esclusivamente all'infanzia, ma erano per un pubblico di tutte le età.
I generi spaziavano dal comico al drammatico. Spesso i protagonisti erano giovani eroi che dovevano misurarsi con una serie di prove o affrontare spaventosi alieni che si muovevano alla conquista del mondo.

Ogon Bat Nel kamishibai apparvero i primi personaggi in costume e con identità segrete, prototipi dei moderni supereroi. In assoluto il più popolare fu Fantaman (Ogon Bat), che sopravvisse al declino del kamishibai trasmigando nei Manga e successivamente alle Anime.
Il Giappone ha una lunga tradizione di narrazioni per immagini, dagli antichi Emakimono ai moderni Manga, dei quali il kamishibai si può considerare un antesignano. Scrive infatti nel suo libro “Manga Kamishibai” Eric P. Nash: “Se la maggior parte della cultura pop giapponese […] ha origine dai Manga, il Manga ha le sue radici nel Kamishibai”. Oltretutto vi è un collegamento diretto, considerando che con il declino del kamishibai diversi kamishibaiya si dedicarono ai Manga divenendone in breve autori di prestigio, come Sanpei Shirato e Shizero Mizuki.
La parabola del kamishibai si concluse in coincidenza dell'avvento della televisione, chiamata inizialmente denki kamishibai (kamishibai elettrico), il che ci indica quanto il kamishibai abbia rappresentato un importante fenomeno culturale all'interno della società giapponese.